La “super società di fatto” e abuso di “direzione e coordinamento”

a cura della Dott.ssa Francesca Leccia

La “super società di fatto” è una società cui partecipano, di fatto, più persone fisiche e giuridiche, la cui fallibilità è stata regolata dall’art. 147 L.F. e, in seguito alla riforma, è assoggettabile alla liquidazione giudiziale come previsto dall’art. 256 C.C.I.I.

Secondo la Cassazione, sentenza n. 36378/2023, pubblicata il 29.12.2023, la “super società di fatto” presenta indizi distintivi, tra cui: lo svolgimento di un’attività comune, da parte di singole entità, indipendentemente dalla propria forma giuridica, insieme ai rispettivi soci e amministratori, tra loro legate per la realizzazione di uno scopo sociale; la comunanza tra i diversi compartecipi dell’organizzazione aziendale a tal fine utilizzata, come i locali, l’insegna, le utenze, i dipendenti; gli apporti patrimonialmente rilevanti, come beni, somme di denaro, prestazioni di servizi e rinunce di crediti; la distribuzione, in favore dei partecipi, dei benefici economici conseguenti, sebbene non corrispondenti alle prestazioni effettivamente svolte da questi; il  mancato versamento delle somme giuridicamente dovute.

La recente ordinanza n. 204/2024 della Cassazione, pubblicata il 04.01.2024, specifica che affinché si possa dichiarare il fallimento della “super società”, in seguito al fallimento di uno dei suoi soci di fatto, è necessario anche che questa abbia una autonoma e propria insolvenza.

Ma, al tempo stesso, sempre secondo tale pronuncia, l’abuso della società, da parte di una o più persone (fisiche e giuridiche) che hanno il controllo (anche solo di fatto) nell’interesse proprio delle stesse (…) ha per lo più costituito, per osservazione empirica, una prova contraria all’esistenza della super società di fatto e, semmai, indice dell’esistenza di una holding di fatto” questo perché il perseguimento da parte delle persone fisiche e giuridiche che ne fanno parte degli interessi di coloro che ne hanno il controllo, piuttosto che un comune intento, costituisce, addirittura, prova dell’esistenza di una “holding” di fatto.